29 Gen 2020

ORTORESSIA: L’OSSESSIONE DEL MANGIARE SANO

ORTORESSIA: L’OSSESSIONE DEL MANGIARE SANO

Nel millennio in cui regnano sovrane la cucina macrobiotica e le gallette di riso biologiche, che sostituiscono gli ormai fuori moda panini col prosciutto, non è affatto difficile notare – soprattutto negli ambienti dove la cura del corpo e del benessere divengono il principale obiettivo (palestre, centri benessere, centri estetici ecc..) – una particolare categoria di persone che non si può definire né anoressica, né bulimica. L’ ortoressia è l’ossessione nervosa per il mangiare sano. Detta così potrebbe sembrare una cosa da poco, poiché l’attenzione al mangiare bene e a uno stile di vita salutare è non solo una parte importante della nostra vita, ma anche una parte molto positiva. Purtroppo, però, l’ortoressia è un comportamento alimentare che trasforma l’idea del mangiare sano in un’ossessione patologica, diventando un vero e proprio disturbo alimentare.

Infatti, se portata all’estremo, l’attenzione a una dieta salutare diventa una sorta di fanatismo. Un comportamento estremo che non ha nulla a che fare con il benessere.

Il termine Ortoressia deriva dal greco ‘orthos‘ (sano, corretto) e ‘orexis‘ ( fame, appetito); è stato coniato nel 1997 dal medico nutrizionista britannico Steven Bratman, che per primo diagnosticò questo particolare disturbo alimentare proprio su se stesso. Egli si rese consapevole di alcuni suoi comportamenti estremizzati relativi all’alimentazione che, a causa della loro ripetitività ed anormale rigidità, sfociavano in qualcosa di sicuramente patologico.

Ma chi è l’ortoressico? Molto semplice: colui che è letteralmente ossessionato dalla composizione chimico-biologica degli alimenti, nonché dalla componente calorica in termini soprattutto di grassi e zuccheri, colui che perde ore nei supermercati confrontando spasmodicamente etichette di prodotti alla ricerca disperata di quello ‘più dietetico o più sano’, colui che si priva senza rimorso, ma anzi con grande gratificazione per la propria ‘coerenza’, di cene ed uscite con amici, anche della classica pizza domenicale o del party di compleanno del migliore amico, terrorizzato dalla possibilità di dover mangiare qualcosa che non rientri nel proprio stile alimentare impeccabile.

L’ Ortoressia presenta i seguenti caratteri distintivi:

  • Ruminazione  ossessiva sul cibo. La persona può trascorrere più di 3-4 ore al giorno a pensare a quali cibi scegliere, a come prepararli e consumarli. Vengono solitamente messi in atto comportamenti ossessivi riguardanti la selezione, la ricerca, la preparazione ed il consumo degli alimenti, suddivisibili in varie fasi: 
      • Pianificazione dei pasti con diversi giorni di anticipo, al fine di evitare i cibi ritenuti dannosi (contenenti pesticidi residui o ingredienti geneticamente modificati, oppure ricchi di zucchero o sale);

      • Impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli alimenti a scapito di altre attività;

      • Preparazione del cibo secondo procedure particolari ritenute esenti da rischi per la salute (cottura particolare, utilizzo di un certo tipo di stoviglie)

  • Insoddisfazione affettiva e isolamento sociale causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento di tali rigide regole alimentari autoimposte.

Una deviazione anche solo minima provoca conseguenze emotive a cascata quali colpa, rabbia, umore depresso fino a somotizzazioni di distrurbi fisici (vomito, indigestioni, nausea).

CONSEGUENZE E RISCHI PER I SOGGETTI ORTORESSICI

Il rischio principale è quello della malnutrizione dovuta spesso all’ingestione di modeste quantità di cibo e, inoltre, vengono strettamente evitati alimenti che potrebbero contenere ingredienti geneticamente modificati ma anche quelli che contengono significative quantità di grassi, zuccheri, sale o altri componenti indesiderati come coloranti o conservanti. Ciò comporta dunque che il fabbisogno energetico quotidiano non venga soddisfatto e che vengano meno i nutrienti essenziali.

I rapporti sociali in genere peggiorano drasticamente fino ad arrivare al completo isolamento. Gli ortoressici infatti non tollerano alcuna critica sull’ossessività impiegata nell’analisi degli alimenti, né tantomeno possono permettersi – pena un grave senso di colpa o un odio profondo verso se stessi – di trasgredire il rigido sistema di regole costruitosi.

Il piacere del cibo – quello che spinge molte persone, in particolare noi italiani, a condividere la tavola – per chi è affetto da tale disturbo diventa un vero e proprio incubo da evitare fino a pesare, e spesso compromettere, gravemente le relazioni sociali, lavorative e affettive, arrivando a deteriorare il funzionamento globale e il benessere dell’individuo.

CURE E RIMEDI PER L’ORTORESSIA

La miglior cura per l’ortoressia è la presa di consapevolezza. L’ortoressico spesso è preda dei suoi bias (pregiudizi) psicologici. Crede che il suo atteggiamento è funzionale alla sua salute e non vede motivo per modificarlo. È poco cosciente dell’aumentata ansia, rigidità e limiti che questo atteggiamento comporta e spesso ha una visione in bianco ed in nero.

A seconda della gravità dell’ortoressia può essere necessario l’aiuto di un medico e/o di uno psicologo, aiutando la persona attraverso un percorso, ad interpretare la dieta e lo stile di vita come qualcosa di flessibile e che al suo interno può avere una proponderanza di cibi sani ma con le dovute eccezioni.

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