20 Apr 2022

Vita da espatriati: affrontare nuove sfide

Vita da espatriati: affrontare nuove sfide

Secondo dati recenti, il numero di persone che si trasferiscono in un’altra nazione per motivi lavorativi è in continuo aumento. Queste persone, definite come “espatriati”, decidendo di allontanarsi dal proprio paese d’origine, abbandonano la loro comfort zone e accettano di dover affrontare nuove sfide. Inoltre, tale processo di cambiamento spesso provoca nelle stesse un forte senso di disorientamento che sfocia nel cosiddetto “shock culturale” a cui segue, una volta superato, un processo di adattamento.

Quali sono le cause che spingono ad allontanarsi dal proprio paese d’origine?

La scelta di accettare un incarico all’estero e dunque di emigrare in maniera stabile, lasciandosi alle spalle il paese di origine, deriva da numerose cause esterne e considerazioni individuali.

Nonostante i numerosi fattori in gioco è possibile distinguere fondamentalmente due tipologie di cause relativamente a questo fenomeno: le cause di trazione e le cause di spinta. Nel primo caso, un individuo può riconoscere caratteristiche stimolanti nella nuova nazione e nella rispettiva cultura tali da spingerlo a vivere questa nuova esperienza, nel secondo caso, invece, possono esserci fattori della cultura di appartenenza o dell’ambiente lavorativo attuale che lo spingono ad allontanarsi a cercare un altro contesto.

Tipicamente, l’individuo spinto da cause di trazione riuscirà a adattarsi più facilmente al nuovo contesto rispetto all’espatriato che ha agito per cause di spinta.

Lo shock culturale

Uno dei maggiori ostacoli che gli espatriati devono superare è il confronto con una cultura diversa da quella d’origine. Come sottolineato precedentemente, sentimenti quali il disorientamento, sono molto comuni e possono essere molto difficili da gestire. Tutto ciò spesso si traduce nel cosiddetto “shock culturale”.

Individuiamo cinque aspetti che caratterizzano tale vissuto:

  • Tensione causata dallo sforzo richiesto per ottenere il necessario adattamento psicologico;
  • Senso di perdita, sentimenti di deprivazione riguardo gli amici, status sociale e professionale;
  • Sensazione di sentirsi rifiutato o rifiutare la nuova cultura;
  • Senso di confusione riguardo alla mansione lavorativa;
  • Sentimenti di impotenza, di incapacità nell’adattamento al nuovo ambiente.

Non possiamo inoltre ignorare le forti sfide che l’espatriato deve affrontare dal punto di vista linguistico, dovute alle differenze comunicative, verbali e non verbali.

Dallo shock culturale possono derivare ansia e confusione dovute al nuovo lavoro, fino al momento in cui l’individuo riesce ad appropriarsi e a recepire le tecniche e abilità necessarie per il nuovo impiego.

Il processo di adattamento

Superata una prima fase di “shock culturale”, ne segue un’altra di adattamento e acculturazione al nuovo contesto.

Possiamo individuare cinque diversi fattori che caratterizzano questa fase:

  • L’esperienza nuova di confrontarsi con una cultura diversa tende ad essere tanto più difficile quanto più la cultura differisce dalla propria;
  • Il modo, positivo o negativo, in cui gli individui percepiscono il significato delle esperienze culturali;
  • Le modalità in cui gli individui si impegnano nelle strategie di coping per gestire le situazioni problematiche, se questo non accade possono subentrare ansia e forte tensione;
  • Il livello di adattamento psicologico dell’individuo alla cultura del paese ospitante.

Le esperienze culturali, che gli espatriati hanno modo di vivere durante il loro periodo di permanenza all’estero, possono differenziarsi nel significato che gli viene attribuito. Sono rilevanti i sentimenti pre-partenza degli espatriati, il modo di affrontare le situazioni nuove e sconosciute, dovute alla tendenza dell’individuo di avvicinarle o evitarle.

Influiscono anche le risposte degli espatriati ai segnali sociali ambigui che provengono dal paese ospitante, la modalità in cui vengono percepiti ed elaborati.

Si può superare lo shock culturale, arrivando alla fase di adattamento alla nuova cultura, grazie alla comprensione dei valori altrui, non basta individuare e rispettare le differenze culturali, bisogna costruire un clima accogliente, fondato sulla reciprocità, la diversità può e deve essere fonte di arricchimento reciproco.

In conclusione

La vita degli espatriati è certamente piena di ostacoli (culturali, psicologici e sociali), chi intraprende un percorso di questo tipo vive un costante senso di incertezza ma anche una profonda crescita personale e professionale. Vive un iniziale stato di disorientamento, vede venir meno i suoi principi e le sue credenze (anche lavorative), affacciandosi ad una cultura completamente nuova. Tuttavia, superata una fase iniziale di shock culturale e attuando adeguate strategie di coping, l’esperienza lavorativa all’estero può essere una grande opportunità per arricchirsi dal punto di vista culturale, sociale e lavorativo.

06 Apr 2022

Come la gratitudine guida la nostra vita

Come la gratitudine guida la nostra vita

In un periodo difficile dal punto di vista sociale ed economico riuscire ad esprimere pensieri ed emozioni positivi diventa fondamentale per la salvaguardia della propria salute e del proprio benessere mentale. In questo senso il sentimento di gratitudine diventa un nostro potente alleato.

La gratitudine è una delle “emozioni empatiche” che affondano le loro radici nella capacità di entrare in sintonia con gli altri e possiede una forte componente relazionale. Se praticata con costanza essa può rendere la nostra vita più serena a livello individuale e sociale portando di conseguenza a benefici emotivi e cognitivi.

Il legame tra gratitudine e benessere

La gratitudine oltre ad essere un sentimento spontaneo basato su empatia e consapevolezza di sé, è un atteggiamento mentale che ci aiuta a vedere il lato positivo nella vita di ogni giorno. È bene specificare che la “vera” gratitudine non ha nulla a che fare con il sentirsi in dovere di ricambiare un favore o con il semplice ringraziare qualcuno per un regalo ricevuto. Essa si configura come la capacità di riuscire ad apprezzare la nostra vita in ogni momento, anche quando ci sono “giornate no” in cui tutto sembra andare storto.

Ed è proprio superando gli imprevisti più o meno grandi della vita, che si riuscirà ad essere “grati”, sviluppando, allo stesso tempo, capacità di coping e di flessibilità di fronte a situazioni sconosciute.

Vari studi hanno individuato diverse possibili relazioni tra benessere e gratitudine:

uno degli effetti benefici più evidenti di questo sentimento è quello di migliorare le capacità di adattamento allo stress.

Infatti, chi è grato tende a riflettere di più sulle proprie circostanze di vita (soprattutto sugli aspetti positivi), e per tale ragione, riesce ad affrontare più efficacemente gli eventi di vita stressanti, sia acuti che cronici. Inoltre, chi manifesta gratitudine riduce la quantità e l’impatto delle emozioni tossiche derivanti dai confronti sociali. Nello specifico, una persona che prova gratitudine sperimenta meno invidia per chi vive in condizioni sociali migliori e riesce, di conseguenza, anche ad apprezzare meglio ciò che la vita gli offre.

La gratitudine migliora anche l’autostima. Ricevere riconoscimenti dalle persone verso le quali si mostra gratitudine è infatti una strategia per migliorare la propria concezione di sé e che permette anche di facilitare il raggiungimento dei propri obiettivi personali e sociali.

I benefici a livello terapeutico

A livello pratico esistono vari metodi che, basandosi sull’utilizzo della gratitudine, portano benefici significativi nella vita di chi li utilizza.

Un metodo efficace a livello terapeutico può essere quello di scrivere un diario in cui ci si annota tutto ciò per cui si è grati settimanalmente o anche giornalmente (“diario della gratitudine”). Ad esempio, il terapeuta può chiedere al paziente di stilare un elenco di cinque cose che gli suscita gratitudine con cadenza costante. In alternativa, si può semplicemente incoraggiare il paziente a riflettere su semplici eventi quotidiani che possono provocare gioia, semplici eventi su cui si potrebbe non aver dedicato la giusta attenzione come, ad esempio, avere una piacevole conversazione con uno sconosciuto.

La gratitudine può anche essere praticata senza scrivere un diario; gli psicologi possono chiedere ai loro pazienti di scegliere un oggetto dotato di significato (ad esempio una pietra, un portafortuna ecc.); i pazienti, quindi, portano questo oggetto con sé, e ogni volta che vedono l’oggetto lo utilizzeranno come promemoria per concentrarsi sulle cose per le quali sono grati.

Esistono anche metodi alternativi:

La metodologia Naikan creata da Ishin Yoshimoto, per esempio, è una tecnica giapponese sviluppata per stimolare l’auto-riflessione. La tecnica differisce dagli interventi tradizionali in quanto mira ad ampliare la consapevolezza dei pazienti sui loro rapporti morali con gli altri: per 20 minuti al giorno, il paziente si concentra su tre domande: “Cosa ho ricevuto dalle persone oggi?” “Che cosa ho dato agli altri?” e “Quali problemi e difficoltà ho causato agli altri?”. Al centro della tecnica Naikan vi è una crescente consapevolezza dei molti benefici che si ricevono nell’instaurare rapporti con gli altri. Coloro che praticano questa metodologia riferiscono che la tecnica effettivamente li aiuta a riconoscere il valore delle relazioni interpersonali.

Un altro metodo innovativo è il “benefits finding”, tecnica che consiste nella capacità di valorizzare gli aspetti positivi di un’esperienza anche nelle avversità, come malattie o traumi. Questa tecnica aiuta a superare gli effetti avversi associati a drammi personali in maniera significativa permettendo di scorgere “l’altro lato del trauma”, ovvero cogliendo quelli che sono gli aspetti positivi di una esperienza che, seppur negativa, può essere la base per un momento di crescita personale. Numerosi studi hanno suggerito che questa tecnica si rivela molto utile anche in situazioni di vita quotidiana non eccessivamente traumatiche. Ad esempio, se una persona deve trasferirsi controvoglia in un’altra città, un terapeuta può incoraggiare il paziente a considerare come ciò potrebbe portare benefici non previsti come, ad esempio, una maggiore libertà, oppure l’opportunità di trascorrere più tempo con la propria famiglia.

Perché una scrittura basata sul sentimento di gratitudine può farti stare meglio

Come già evidenziato precedentemente, la scrittura è uno strumento molto utile per esprimere al meglio i propri sentimenti. L’attività di scrittura innesca infatti molti effetti positivi in chi scrive.

In uno studio caposaldo della letteratura, è stato dimostrato che scrivere, includendo un maggior numero di parole positive rispetto a quelle negative, produce un effetto positivo sui partecipanti. Partendo da questi presupposti è stato evidenziato che scrivere e parlare di un giorno felice incrementa le emozioni positive di una persona per le quattro settimane successive.

Altre ricerche, hanno constatato che riflettere sulla gratitudine, utilizzando la scrittura o una forma di conversazione organizzata, influenza notevolmente il benessere. È stato verificato che scrivere una lettera di gratitudine, rivolta ad un proprio caro o persino a Dio incrementa l’umore positivo che aumenta al variare del livello di gratitudine.

In conclusione

La gratitudine è un sentimento che caratterizza le nostre vite e, anche se in alcune circostanze non emerge in maniera definita, permette di relazionarci con gli altri e instaurare relazioni sociali profonde.

In un periodo difficile e caratterizzato da continui cambiamenti come quello che stiamo vivendo, riuscire a trovare spazio nella nostra vita per sentimenti come la gratitudine può darci un senso di stabilità e fiducia verso gli altri e verso il futuro.