11 Mar 2020

L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE SOCIAL OGGI

L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE SOCIAL OGGI

Da un punto di vista psicosociale nell’ambito delle relazioni sociali, si sviluppano sempre e comunque fenomeni di influenza. Ogni interazione o comunicazione tra gli individui riflette sempre un’influenza, nonostante la maggior parte delle volte questo non sia un processo volontario. Il primo paradigma della pragmatica della comunicazione umana asserisce che è impossibile non comunicare (Watzlawick, 1967). Da questo ne deriva che non è possibile non influenzare (Smiraglia 2009).

Nella rete di questa influenza rientrano anche i fattori di suscettibilità che dal mondo reale a quello virtuale si sono amplificati: si pensi alle catene di sant’Antonio, alle fake news che agiscono facendo leva per le debolezze cognitive degli attori sociali.

Le caratteristiche della contagiosità di un’informazione

Perché la gente crede ad un’informazione? Quali sono le caratteristiche della contagiosità di una informazione? Secondo Berger (2013) sono sei e sono semplici ed in questo momento le ritroviamo protagoniste della comunicazione associata all’epidemia in atto.

  • Valuta sociale – Attraverso le informazioni che creiamo e condividiamo offriamo agli altri una certa immagine di noi stessi. Per capirci meglio: se condividiamo un articolo interessante, altri commenteranno e condivideranno a loro volta. Questo ci renderà agli occhi dei nostri interlocutori come persone informate ed interessanti, nonché aumenterà i nostri contatti e gli apprezzamenti. Per il singolo avere molti apprezzamenti è fonte di benessere, aumenta l’autostima e l’immagine percepita; nel caso di un personaggio pubblico, influencer o azienda, oltre a questo interviene anche un vantaggio oggettivo: più follower e più traffico hanno un risvolto economicamente vantaggioso.
  • Stimoli – Un’informazione sarà tanto più contagiosa quanto riesce ad essere correlata ad aspetti diffusi nel contesto quotidiano. Il nuovo concetto se sarà associato a molti aspetti che coinvolgono quotidianamente la nostra mente (famiglia, cibo, attività quotidiane), si configurerà uno stimolo “memorabile” ossia facilmente recuperabile dal nostro sistema cognitivo. Finché il coronavirus era in Cina il mio quotidiano era meno invaso dalla sua presenza, per quanto potesse interessarmi; ora il virus è entrato nel nostro quotidiano e lo associamo ad ogni aspetto della nostra vita.
  • Reazioni emotive –  Le informazioni che attirano la nostra attenzione e che condividiamo durante la nostra giornata, con più probabilità sono cose che hanno su di noi un forte impatto emozionale. Non importa se siano informazioni positive o negative, quanto argomenti che inneschino l’arousal del soggetto. A volte però, quando si supera il limite di tolleranza, lo stimolo può generare reattanza: il rifiuto di accettare l’informazione. Da qui le posizioni estreme su un tema così delicato come la salute: dal “è solo un’influenza” all’allarme pandemia, rimanere neutrali è realmente difficile.
  • Visibilità pubblica –  Più un meme sarà diffuso e visibile più sarà facile replicarlo. Va da sé che nel momento in cui un argomento è molto dibattuto nella nostra rete, ci saranno molte probabilità che anche noi emuleremo questo comportamento. La conformità ci porta a lasciarci guidare dall’influenza informazionale e ad essere orientati sul comportamento da seguire: se nella nostra rete la maggior parte delle persone sta mettendo in atto comportamenti allarmistici saremo portati a replicarli o viceversa.
  • Valore pratico –  I contenuti che più hanno presa nella massa sono quelli che possono avere un riscontro pratico sui nostri interlocutori ed essere percepiti come un “comportamento altruistico”, ancora meglio se vissuto come disinteressato. Istruzioni per l’uso, sintesi, schematizzazioni, aggiornamenti e tutto quello che abbia un risvolto in apparenza utile per i nostri interlocutori sarà molto più virale di un approfondimento teorico o di qualcosa che non possiamo “spenderci” in termini di comportamento altruistico.
  • Storie – Le persone amano raccontare ed ascoltare le storie. Se un’informazione riesce ad inserirsi in una vera e propria storia, con tutte le caratteristiche che un buon racconto richiede allora aumentano proporzionalmente le sue potenzialità di contagio: ad esempio, adattare la storia al pubblico rendendola qualcosa di personale e familiare, utilizzare dettagli che facilitino l’immaginazione di chi ascolta, caricare emotivamente la narrazione, creare protagonisti ed antagonisti (nel caso “inventare un nemico”), utilizzare il più possibile stereotipi diffusi che facilitino la comprensione a vari livelli. Non ci basta sapere che c’è un nuovo caso, vogliamo sapere con precisione la sua storia. Ci troviamo così a fare la caccia all’untore, a mappare la vita e le abitudini dei contagiati, a cercare dettagli sulle vite personali degli infelici protagonisti di questa vicenda.

L’utilizzo dei social oggi: aspetti positivi

L’utilizzo dei social in momenti come quello che stiamo vivendo ora può avere anche un risvolto positivo. In queste ore drammatiche, infatti, viene sottolineata l’importanza della comunicazione come leva di gestione della emergenza attraverso una corretta informazione dell’opinione pubblica. Campagne di informazione e di sensibilizzazione sono trasmesse su tutti i canali.

Secondo una recente analisi Facebook e Youtube evidenziano un forte utilizzo per finalità informative e livelli di visualizzazioni molto elevati mentre su Twitter è prevalente il dibattito di commenti (spesso polemici) di giornalisti ed Instagram svolge un ruolo informativo piuttosto marginale sulla crisi in corso.

Inoltre, di fronte al crescere di fake news e teorie infondate sull’epidemia di coronavirus, i social network e le grandi aziende tecnologiche corrono ai ripari, per contenere gli effetti dannosi sulla popolazione. Obiettivo: ripulire la piazza da cattiva informazione e indirizzare gli utenti a fonti affidabili.

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  • Facebook e Instagram: rimandano gli utenti che cercano informazioni sul coronavirs a un pop-up educativo sull’epidemia, collegato al sito dell’Organizzazione mondiale della sanità e, in Italia, al ministero della Salute. Le due piattaforme hanno messo un freno agli annunci e alle fake news sul coronavius rimuovendo “i contenuti con false affermazioni o teorie del complotto, che sono state contrassegnate da importanti organizzazioni sanitarie globali e autorità sanitarie locali e potrebbero causare danni alle persone che ci credono”.
  • WhatsApp: qui la situazione è diversa: un’inchiesta del Washington Post ha dimostrato come la crittografia delle conversazioni renda impossibile arginare la divulgazione di false notizie nei gruppi.
  • Twitter: reindirizza gli utenti che effettuano una ricerca inerente al coronavirus a una pagina con dati raccolti da organizzazioni di sanità pubblica e fonti di notizie verificate.
  • Google: Big G ha agito su due fronti. Da un lato ha offerto, ai suoi utenti di G Suite, gli strumenti necessari per effettuare lo smart working da casa, dall’altro lato ha agito su YouTube. Sulla piattaforma Google ha aggiunto, all’inizio dei suoi risultati di ricerca, un collegamento alla pagina dell’Oms dedicata all’epidemia in corso. Inoltre ha fatto lavorare a pieno regime i suoi algoritmi, in modo che premino i video di fonti attendibili a scapito di quelli di natura complottistica e cospiratrice.
  • Microsoft: Il colosso di Redmond ha offerto sei mesi di prova gratuita dei suoi strumenti per lavorare a distanza. In Italia il gruppo fa parte del pool di aziende che sta offrendo sistemi digitali a supporto delle popolazioni confinate nella zona rossa, all’interno del programma di “solidarietà digitale” voluto dal governo.

Un ulteriore aspetto positivo dell’utilizzo dei social oggi non riguarda solo informare la gente su ciò che bisogna fare o non fare. Grazie all’impatto che ai giorni d’oggi hanno gli influencer, si può utilizzare un social come Instagram per divulgare un appello alla solidarietà. Sono tante le aziende che hanno risposto all’appello “Solidarietà digitale” lanciato dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, mettendo a disposizione, gratuitamente, i propri servizi. Ma non solo: qualche giorno fa il web ha dato una grande prova di solidarietà: gli utenti, rispondendo all’ appello lanciato da Chiara Ferragni e Fedez, subito seguiti da altri personaggi pubblici, hanno raccolto 3 milioni di euro da donare all’Ospedale San Raffaele. E da quel momento sono partite campagne di raccolta fondi per tutti gli ospedali d’Italia.

Ma non solo, i personaggi più “social” stanno dando il loro buon esempio lanciando messaggi sulle norme da seguire e soprattutto video in cui spingono tutti i cittadini a stare a casa, tanto da lanciare l’ hashtag #iorestoacasa. Ricordiamoci che se la massa segue un comportamento corretto, il singolo (anche quello più restio ad attuare tale comportamento) tenderà ad uniformarsi.

È questo il vero potere (positivo) dei social: il potere della condivisione che in momenti come quello che stiamo vivendo permette di informarsi sulle giuste misure da prendere e permette di attuare il comportamento più giusto per la propria salute e per quella degli altri.

#restiamouniti e #restiamoacasa

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