20 Lug 2022

Il senso dell’Umorismo nei contesti lavorativi

Il senso dell’Umorismo nei contesti lavorativi

Gli studi scientifici dimostrano quanto l’umorismo, inteso come capacità intelligente di rappresentare la nostra realtà con ironia e arguzia, possa portare numerosi benefici alle esperienze dell’individuo, in particolare la costruzione e il mantenimento a lungo termine di relazioni sane.

Numerose ricerche hanno potuto evidenziare che esiste un forte legame tra il lavoro e l’umorismo, in quanto, quest’ultimo, mette in luce aspetti come scherzosità e giocosità sul luogo di lavoro; vediamo, qui di seguito, su cosa l’umorismo può influire in particolare:

Può un sano umorismo diminuire lo stress lavorativo ed aumentare le performance?

Spesso i lavoratori si trovano dinanzi alla classica routine, caratterizzata da attività noiose e ripetitive o giornate in cui si richiede un maggior sforzo lavorativo. Per tale ragione un umorismo sano ha la funzione di alleviare l’ambiente lavorativo e rendere quindi, il più piacevole possibile il luogo di lavoro, offrendo anche la possibilità di discutere di eventi personali in modo da ridurre fenomeni quali ansia e angoscia.

Inoltre, la soddisfazione sul lavoro diminuisce i livelli di burnout, una sindrome da rapido esaurimento emotivo data dal sovraccarico di lavoro: i “commenti divertenti”, infatti, contribuiscono ad aumentare il senso di autoefficacia tra colleghi e aumenta, di conseguenza, la gratificazione lavorativa.

L’umorismo è un prezioso strumento che agisce nelle relazioni sociali

È importante sottolineare come spesso sia difficile esprimere il proprio parere nei contesti di lavoro, spesso caratterizzati da ambiguità e incertezza; l’umorismo in ciò gioca un ruolo fondamentale in quanto è in grado di fornire una via d’uscita, esprimendo, per esempio, un dissenso verso il proprio superiore in modo umoristico e testando così la situazione.

Il sano umorismo, inoltre, ci libera dall’arroganza nel sovrastare gli altri e induce, quindi, a mostrarci più umili. Funge dunque da strumento positivo nell’equilibrare le relazioni di gruppo.

L’umorismo può quindi sviluppare la Creatività

È proprio la creatività, tramite il “pensiero innovativo-creativo”, che consente di cimentarsi nello sviluppo di nuove idee, ma anche di esprimere un pensiero divergente, ovvero “idee non piacevoli” da recepire per chi ci ascolta, senza che si senta offeso o minacciato. La creatività, inoltre, permette di assumere comportamenti meno rischiosi ma soprattutto di mettersi alla prova dinanzi a conflitti costruttivi.

La relazione tra umorismo, creatività e intelligenza

È stato dimostrato, che un utilizzo dell’umorismo più piacevole e creativo del normale presenta, di solito, un quoziente intellettivo più elevato nell’individuo. Uno degli esempi più eclatanti è proprio Albert Einstein, il quale affermò che il suo ingegno, intelligenza e creatività erano dovuti al suo senso dell’umorismo grazie al bambino interiore che continuava a risiedere in lui, guardando il mondo con curiosità, innocenza e con la capacità di ridere e sorprendersi. Infatti, molti studi neuropsicologici affermano che ridere aumenta la produzione di dopamina nel cervello, un neurotrasmettitore in grado di attivare meccanismi naturali che agevolano l’apprendimento.

Un buon leader deve possedere un buon senso dell’umorismo

Abilità, dialogo, empatia e intelligenza non sono le sole competenze che un buon leader deve avere; è importante che sviluppi, come preannunciato, una buona dose di umorismo e creatività.
Mesmer-Magnus e colleghi (2012) nei loro studi, hanno riscontrato che tutte queste abilità indicate portano a migliori prestazioni lavorative, ma soprattutto alla diminuzione notevole di licenziamenti.

Per Concludere

L’umorismo ci permette di osservare gli eventi da un altro punto di vista perché porta benefici al cuore e al cervello, riduce lo stress, rafforza il sistema immunitario e aumenta la produttività individuale e quella lavorativa. Nella promozione del benessere personale e organizzativo ci permette di diventare più flessibili e creativi.

 

 

 

 

06 Lug 2022

IL COPING E LE SUE STRATEGIE: COME CONTROLLARE LO STRESS DELLA VITA QUOTIDIANA

IL COPING E LE SUE STRATEGIE: COME CONTROLLARE LO STRESS DELLA VITA QUOTIDIANA

Come abbiamo già precedentemente visto, lo stress è uno dei fattori che più influenza la compromissione della propria vita privata e lavorativa. Esistono però delle STRATEGIE utili ad ovviare a questo problema tanto comune quanto pressante.

Fra queste, una delle più innovative è il COPING, ovvero, il modo in cui le persone cercano di gestire eventi traumatici o situazioni quotidiane stressanti. Difatti, differendo da individuo a individuo, si arriva a costituire una metodologia unica a seconda della propria persona, del proprio carattere e dei propri bisogni.

Già in molti studi si è evidenziato come il coping possa giocare un ruolo importante nel proteggere o addirittura eliminare le reazioni fisiologiche comunemente ritenute sintomo di stress (Connor-Smith e Compas, 2004).

Ma come funziona il Coping?

Non essendo una realtà univoca, le strategie di coping sono state descritte e classificate in vari modi, e questo dimostra l’effettiva molteplicità delle modalità a disposizione del soggetto. La maggior parte degli studi indica che le strategie di coping svolgono due funzioni principali:

  1. COPING FOCALIZZATO SUL PROBLEMA: ossia, il tentativo di ridurre il rischio delle conseguenze dannose che potrebbero risultare da un evento stressante. Tale tipologia di coping trova espressione in due fattori:
    • Coping Attivo
    • Pianificazione
  2. COPING FOCALIZZATO SULLE EMOZIONI: ossia, il tentativo di contenere le reazioni emozionali negative. Tale tipologia di coping trova espressione, invece, in quattro fattori:
    • Distanziamento (ad esempio, negare l’esistenza del problema o distrarsi)
    • Autocontrollo (non lasciarsi trascinare dalle proprie emozioni)
    • Assunzione di responsabilità (ritenersi più o meno responsabili della situazione)
    • Rivalutazione positiva (vedere la realtà da un punto di vista positivo)

Certamente, come evidenziato da Kobasa (1979), vi è una predisposizione che aiuterebbe nella gestione dello stress, ma questa condizione può essere anche raggiunta ­– da chi sembra non esserne già predisposto – tramite la continua ricerca e il periodico miglioramento. Tale condizione in letteratura prende il nome di “HARDINESS”, e sta appunto ad indicare l’insieme di caratteristiche di personalità che proteggono l’individuo dagli effetti dannosi dello stress e che si compone di controllo, impegno e senso di sfida della persona.

Quali sono i benefici del Coping?

Studi recenti sembrano confermare che le persone con elevato livello di hardiness vedano la propria vita con maggior positività e maggior grado di controllo (Beasley, Thompson e Davidson, 2003). Hardiness e Coping hanno in effetti mostrato un legame diretto con lo stress percepito e le malattie, in quanto alti livelli di hardiness in lavoratori sono risultati collegati a bassi livelli nello stress esperito, una riduzione dei sintomi e, addirittura in alcuni casi, miglioramento nel decorso di patologie potenzialmente fatali (Soderstrom, Dolbier, Leiferman, e Steinhardt, 2000). Inoltre, considerando il rapporto che intercorre tra coping e benessere, diversi studi (ad es. Zani e Cicognani, 1999) hanno ben evidenziato come sintomi depressivi, di ansia, alimentari e della personalità siano fortemente associati (forte correlazione negativa) con l’applicazione delle strategie di Coping per un aumento della salute psicologica e fisica.

In sintesi, la letteratura sull’argomento è concorde nel sostenere come buone strategie di coping siano positivamente associate al benessere psicofisico degli individui e negativamente associate ad alti livelli di stress e allo sviluppo di quadri psicopatologici.