30 Nov 2022

ACCETTARE SÈ STESSI E LE PROPRIE AMBIVALENZE: LO DICE ANCHE “RINGO STARR” DEI PINGUINI TATTICI NUCLEARI

ACCETTARE SÈ STESSI E LE PROPRIE AMBIVALENZE: LO DICE ANCHE “RINGO STARR” DEI PINGUINI TATTICI NUCLEARI

Il 6 febbraio 2020 esce in Italia il singolo “Ringo Starr” del gruppo Pinguini Tattici Nucleari e si classifica al terzo posto al Festival di Sanremo.                                                                                                                 

La canzone prende il nome da Richard Starkley, in arte Ringo Starr, il batterista dei Beatles.                        

Leoni e iene                   

A volte penso che a quelli come me il mondo non abbia mai voluto bene” inizia l’autore, sostenendo che il mondo non lo ami perché “il cerchio della vita impone che per un re leone vivano almeno tre iene”. Ciò significa che dentro di noi coesistono re leoni e iene, ovvero parti che ci piacciono e altre che non ci piacciono. In molti sono convinti che ciò che è cattivo (le iene) debba essere nascosto, messo in secondo piano.                                                                                                                                                             

In un mondo di John e di Paul, io sono Ringo Starr” recita la canzone, facendo riferimento a John Lennon e a Paul McCartney, sicuramente più in vista rispetto al collega.                                                                   

Nella canzone, i Pinguini Tattici Nucleari parlano del “mondo”, riferendosi più al mondo interiore che a quello esteriore, in particolare alle proprie convinzioni. Gli artisti vogliono sottolineare quanto sia più facile prendersi tutta la parte del leone o delle iene, ignorando la loro compresenza.

L’identificazione proiettiva nella canzone                                                                         

Nella strofa che precede il ritornello, il frontman dice di aver solo voglia di ballare e di non pensare più perché la sua vita non è niente di speciale “e forse alla fine c’hai ragione tu”. Siamo di fronte ad un esempio di identificazione proiettiva, quel meccanismo di difesa che rende dentro di noi l’altro portatore del nostro pensiero, indipendentemente da ciò che egli crede. Chi non è in grado di accettare tanto le parti da leone tanto quelle da iena e non riesce ad amarsi, rende “il mondo” portatore di questa avversione.

Conclusioni 

I Pinguini Tattici Nucleari ci fanno riflettere sul fatto che molto spesso siamo noi stessi che contribuiamo nel “metterci al margine”, quando invece dovremmo solo abbracciare ogni parte di noi e accettarci per come siamo. È importante che ognuno di noi conservi con cura le proprie ambivalenze ed impari ad essere meno rigido e più clemente con sé stesso.

23 Nov 2022

L’influenza delle tecnologie digitali sulle relazioni sociali

L’influenza delle tecnologie digitali sulle relazioni sociali

Diversi studi hanno dimostrato che gli esseri umani hanno un bisogno pervasivo di formare e mantenere dei rapporti umani duraturi e significativi. Sono molti i dati empirici che documentano la potenza del bisogno di appartenenza in quanto i legami sociali sono una fonte preziosa di salute e benessere psicologico. In questo scenario, che ruolo hanno le tecnologie digitali?

Le tecnologie digitali, come smartphone e PC, rispondono al nostro bisogno di connessioni sociali. In particolare, l’uso delle tecnologie digitali potrebbe accrescere il benessere delle persone quando permette di svolgere attività che altrimenti non sarebbero possibili. Mentre, potrebbe compromettere il benessere nel momento in cui sostituisce o interferisce con altre attività come il sonno. Quindi, l’utilizzo dello smartphone è un alleato del benessere nel momento in cui permette di svolgere delle attività che altrimenti sarebbe difficile praticare, come parlare con una persona distante.

Perché le persone utilizzano i social network?

L’utilizzo dei social network risponde al nostro bisogno di connessione. Il legame tra lo smartphone e i social network favorisce “l’iperconnessione”. Tuttavia, questo da un lato favorisce lo sviluppo dei rapporti umani, dall’altro potrebbe comprometterli. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che quando l’abbondanza degli stimoli sociali a cui siamo abituati viene meno, il benessere psicologico dell’individuo può risentirne. In particolare, si parla della paura di essere esclusi dal flusso di informazioni costanti e di perdere delle novità legate alla vita altrui.

Conclusioni

Le tecnologie digitali sono fortemente correlate al bisogno di appartenenza e questo ha determinato il successo di molte piattaforme. Attualmente non è possibile parlare di tecnologie “buone” o “cattive” in senso assoluto perché ogni fenomeno necessita di maggiore precisazione per poter parlare di malessere o benessere. Tuttavia, è necessario essere consapevoli della rivoluzione tecnologica e dei suoi effetti sulle relazioni in base alla percezione di connessione o disconnessione.

16 Nov 2022

JOB QUALITY E BENESSERE PSICOLOGICO: QUANDO NON LAVORARE è MEGLIO CHE AVERE UN BRUTTO LAVORO

JOB QUALITY E BENESSERE PSICOLOGICO: QUANDO NON LAVORARE è MEGLIO CHE AVERE UN BRUTTO LAVORO

Una domanda che spesso non affrontiamo con noi stessi è quella sul lavoro che rende (o meno) felici.
Occupiamo gran parte del nostro tempo impegnati nel lavoro non solo alla ricerca del giusto sostentamento economico ma per realizzarci come individui, capaci di apprendere competenze, di sviluppare relazioni e desiderosi di essere riconosciuti. E il lavoro è prezioso, appunto, perché può darci tutto questo, simultaneamente.
Visto così, quindi, avere un lavoro dovrebbe essere un buon affare per ciascuno di noi.
Ma è sempre vero?
Studi a riguardo dimostrano che ciò dipende dalla qualità del lavoro (job quality).

Cosa si intende per lavoro di qualità?
Un lavoro di qualità offre a un individuo l’opportunità di sostenere i costi della vita, di costruire la sicurezza che consente di pianificare il futuro e di considerarsi un membro prezioso di una comunità.
Non avere un lavoro, quindi, può influire negativamente sul benessere psicologico dell’individuo.
La disoccupazione, infatti, è associata a cattive condizioni di salute; tuttavia lavori di scarsa qualità che combinano diversi fattori di stress psicosociali potrebbero essere dannosi per la salute quanto la disoccupazione.

Lo studio di Charandola e Zhang
Un gruppo di ricercatori dell’università di Oxford ha condotto uno studio su adulti britannici che erano disoccupati nel biennio 2009-2010. Coloro che in seguito hanno trovato un buon lavoro hanno goduto di un miglioramento della salute mentale, mentre quelli che hanno trovato lavori stressanti, mal pagati o instabili non hanno subito alcun miglioramento, ma al contrario i loro indicatori fisici dello stress cronico erano più visibili che in chi era rimasto disoccupato.
Nello studio, che si proponeva di sfatare la credenza comune che l’essere disoccupati ha un impatto peggiore sulla salute mentale rispetto all’avere un lavoro stressante e di scarsa qualità, sono state valutate una serie di variabili come la retribuzione, la sicurezza, la soddisfazione e lo stress.

Quali conclusioni si possono trarre da questo studio?

Alla luce dei risultati dello studio, si può sostenere che le persone che hanno un lavoro mal retribuito, poco sicuro e insoddisfacente mostrano più segni di stress cronico rispetto ai loro coetanei che rimangono disoccupati.
Tarani Charandola, uno dei ricercatori, ha affermato: “Non consiglierei mai ad un disoccupato di non accettare un impiego, ma se ti accorgi che il tuo lavoro ti sta facendo ammalare, devi fare qualcosa al riguardo. Ciò non significa lasciare il lavoro, ma piuttosto informare il medico al riguardo, facendo conoscere ai dirigenti come il tuo lavoro ti sta disabilitando. I datori di lavoro hanno il dovere di tutelare la salute dei propri lavoratori.”

09 Nov 2022

LA MINDFULNESS COME RIMEDIO CONTRO IL BURNOUT

LA MINDFULNESS COME RIMEDIO CONTRO IL BURNOUT

Definizione di burnout e conseguenze sul lavoro
Il burnout è una sindrome da affaticamento accompagnato da un forte stress di tipo emotivo, che si manifesta nei contesti lavorativi. E’ caratterizzato da depersonalizzazione e senso di inefficacia personale. Chi lo sperimenta spesso riferisce di sentirsi come “consumato”, “svuotato”, privo di entusiasmo ed energie. Possiamo identificare, inoltre, un ridotto impegno (con conseguente minor produttività), perdita di creatività e manifestazioni di aggressività nei confronti di colleghi e clienti. Tutto ciò genera malessere fisico e psicologico e innesca la messa in atto di ritardi e assenteismo sul lavoro fino ad arrivare, in taluni casi, all’abbandono dell’organizzazione.

Cos’è la mindfulness? In che modo può essere impiegata per contrastare il burnout?
La pratica della mindfulness punta al raggiungimento della consapevolezza di sé e dei propri pensieri, prestando maggiore attenzione al momento presente. Più nello specifico, essa permette di riuscire a “controllare” i propri stati interni e i pensieri negativi con l’obiettivo raggiungere uno stato di benessere ottimale, dato dall’accettazione di sé e della realtà che ci circonda.

Grazie alle tecniche di rilassamento e meditazione tipiche di tale approccio, essa è in grado di aumentare la flessibilità cognitiva e di ridurre la percezione di inefficacia, oltre che la ruminazione cognitiva.

Inoltre, aumenta la resilienza e può avere un impatto positivo sulla motivazione dei lavoratori e sulle relazioni tra colleghi, con conseguente riduzione di comportamenti di assenteismo.

Visti gli effetti benefici di questa pratica, le organizzazioni stanno implementando sempre più la mindfulness in modo tale da poter contrastare il fenomeno del burnout.

É bene, dunque, che l’utilizzo di questa tecnica venga sempre più diffuso in ambito organizzativo, in modo da sviluppare un più ampio bagaglio di skills, gestire al meglio le situazioni sfidanti e favorire soprattutto un livello ottimale di benessere, risorsa del tutto imprescindibile sul proprio posto di lavoro.

12 Ott 2022

CLARK E WEELS: LE FOBIE SOCIALI E COME AFFRONTARLE

CLARK E WEELS: LE FOBIE SOCIALI E COME AFFRONTARLE

La fobia sociale o ansia sociale è una paura nelle situazioni sociali in cui si interagisce col prossimo o si deve fornire una performance di qualsiasi tipo, insieme al loro evitamento. La maggior parte delle persone con fobia sociale teme più di una situazione. Alla base del disturbo vi è la paura del giudizio negativo, che viene irrimediabilmente esagerata sia nella probabilità che nella gravità delle previste conseguenze negative. Lo studio più importante su questo fenomeno lo si deve a CLARK e WEELS, che nel 1995 formulano un modello teorico basato sull’influenza di due meccanismi sulla prestazione:

  • convinzioni condizionali: La caratteristica principale delle convinzioni condizionali è che sono strutturare in forma SE > ALLORA. SE mi mostro intimorito>ALLORA verrò giudicato. Hanno una componente emotiva ed emozionale molto forte e possono innescarsi senza accorgersene.
  • pensieri automatici negativi: i pensieri catastrofici che invadono quando si è tesi e monitorano la performance come se ci si guardasse dalla prospettiva di un osservatore esterno, per giudicare come si sta svolgendo proprio la performance, inevitabilmente danneggiandola.

Questi due meccanismi deformano la nostra elaborazione di sé come oggetto sociale. Questo continuo automonitoraggio sottrae risorse cognitive al compito e, inoltre, darà di una persona incerta, in ansia, in pericolo con dei chiari sintomi fisici, come nel caso del public speaking e dei classici vuoti di memoria, fino sintomi sempre più gravi come tachicardia, vertigini e vomito. I fobici sociali hanno un’immagine di sé negativa proprio perché si creano un’autorappresentazione, già in partenza, caratterizzata dall’idea di fallimento della performance cercano in tutti i modi di evitarla nella maniera più categorica, attraverso comportamenti protettivi che, come dice il nome stesso, in teoria dovrebbero servire da scudo difensivo dall’ansia e dallo stress della situazione. Lo schema di Clark e Wells mostra quindi come in realtà l’ansia sia il risultato delle convinzioni condizionali, dei pensieri catastrofici e dell’automonitoraggio e come, a sua volta, essa li peggiori.

La terapia ideale per affrontare la Fobia Sociale è mirata al ripristino dell’attenzione sul momento presente e sul compito, rendendo l’individuo più efficace perché libero di concentrarsi su ciò che sta facendo. Padroneggiare l’attenzione, infatti, è l’unico modo per controllare l’ansia in condizioni di stress.

28 Set 2022

GLI ASPETTI NEGATIVI E LE AZIONI POSITIVE PER SCONFIGGERE IL PERFEZIONISMO

GLI ASPETTI NEGATIVI E LE AZIONI POSITIVE PER SCONFIGGERE IL PERFEZIONISMO

In una ricerca pubblicata su “Review of general psychology” si è potuto riscontrare come il fenomeno del Perfezionismo, inteso come attitudine alquanto diffusa ad apparire perfetti e a voler eccellere nel proprio campo professionale, o in generale nella propria vita, stia diventando una tendenza che può sviluppare una vera e propria patologia.

Esistono però due forme di perfezionismo, quella adattiva e quella disadattiva:
nella prima l’individuo risulta meticoloso, organizzato e puntuale nelle attività per il raggiungimento dei propri obbiettivi, mentre la facciata disadattiva è alimentata sia da preoccupazioni costanti sugli eventuali errori, sia da fallimenti a seguito dell’ansia.

Quali sono, quindi, gli aspetti negativi e positivi che caratterizzano questa attitudine?

La convinzione più profonda di essere tutto tranne che perfetti

Una radicata insicurezza può spesso portare a manifestare il bisogno di perfezionismo; può accadere, infatti, che il nostro giudice interiore ci costringa in qualche modo a essere sempre in stato di allerta, tensione e quindi non permettere di rilassarci e far vivere la vita semplicemente per ciò che è.

Il perfezionista nasconde una forte ansia e un bisogno di controllo

L’ansia va a scaturire quello che è il senso di inadeguatezza che spinge i soggetti perfezionisti ad essere alquanto performanti.
A tal proposito, esiste la cosiddetta tecnica della Mindfulness, che aiuta a ridurre lo stimolo costante del fare, migliorare e perfezionare in modo tale da concedersi un momento di relax.
Anche bassi livelli di stabilità emotiva e un forte atteggiamento critico verso sé stessi e il proprio operato, possono contribuire ad aumentare il circolo vizioso ansiogeno.

Coltivare una buona stima di sé

Tra le azioni che si possono mettere in atto vi è quella di coltivare relazioni autentiche:
ciò è importante per la propria autostima in quanto essere sé stessi significa aprirsi con gli altri, condividendo in piena libertà anche i punti di fragilità senza avere la percezione di essere attaccati o giudicati.

Imparare a festeggiare

Per modificare il nostro modo di percepirci, sarebbe utile imparare a festeggiare i nostri successi nella vita con le persone a noi care. Celebrare un momento di felicità o il raggiungimento di un obiettivo è molto importante perché significherebbe dare valore e amore a quel che si sta facendo. Infatti, un aspetto che può avere un forte impatto sulle nostre vite è quello di imparare ogni giorno a essere grati con noi stessi.

Imparare a sbagliare

Un esercizio utilissimo che possiamo mettere in atto ogni qual volta che siamo in preda al perfezionismo è quello di imparare a sbagliare deliberatamente:

Un’azione pratica, per esempio, potrebbe essere arrivare volutamente in ritardo di cinque minuti ad un meeting, oppure darsi un limite nel rileggere una mail prima di spedirla.

Lo scopo di questo esercizio, in primo luogo, è di soffermarsi sull’errore per poter imparare ad ascoltarsi e notare le diverse reazioni emotive che esso ha suscitato in noi; in secondo luogo, l’esercizio sarà molto utile per gestire al meglio il senso di inadeguatezza che ci perseguita.

Le pratiche di consapevolezza per controllare i pensieri intrusivi

Spesso può accadere che l’essere eccessivamente performanti a causa del senso di inadeguatezza che ci pervade, può alimentare il continuo rimugino di pensieri giudicanti.
Imparare a controllare i pensieri attraverso le pratiche di consapevolezza può essere utile per riuscire a vedere quanto già è stato fatto e quanto possano essere assurdi, a volte, certi pensieri intrusivi.

Per concludere

essere perfezionisti non è da considerarsi un male a tutti gli effetti: a volte l’insoddisfazione ci spinge e ci motiva a lavorare meglio, ma allo stesso tempo può diventare tossico, bisognerebbe quindi accettare eventuali fallimenti in alcune circostanze.
Errare è lecito, sbagliare è una vera lezione formativa.

 

 

 

 

 

 

14 Set 2022

LA CURA DELL’ARTE: L’ARTE TERAPIA E LA SUA IMPORTANZA

LA CURA DELL’ARTE: L’ARTE TERAPIA E LA SUA IMPORTANZA

L’arte ha sempre avuto, nella storia dell’umanità, grandissimo valore e spessore, non solo per elaborare una lettura della realtà, ma anche per comunicare impressioni e sentimenti, per trasmettere la felicità, per sviluppare quelle forze propiziatorie utili per raggiungere i propri obiettivi. Per questo Psyche at Work propone il proprio corso di ARTETERAPIA, una metodologia terapeutica che utilizza le potenzialità in possesso di ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti quotidiani. Questa forma di terapia si svolge all’interno di laboratori ad hoc dove la figura professionale di riferimento utilizza l’arte come il mezzo per raggiungere il fulcro dell’esperienza, ossia creare un momento di incontro nel quale raccontare il proprio quotidiano e migliorare sé stessi. Questo percorso si basa sul divertimento e sul “principio di scambio” di esperienze, di vissuti, di pensieri, affiancando quindi il momento ludico e divertente alla vera e propria terapia, creando un setting terapeutico che crei empatia con la persona e riesca ad aiutarla a .scoprire, affrontare e risolvere le proprie sofferenze.

 

Il nostro corso, tenuto dalla Dottoressa Lucia Romito (https://www.linkedin.com/in/lucia-romito-84077265/) esperta in Educazione e Animazione Socio-Musicale per l’infanzia, pone degli OBIETTIVI FORMATIVI fondamentali:

 

  • Stimolare la comunicazione e consentire all’individuo di esprimere liberamente le proprie emozioni;
  • Mantenere o stimolare le abilità residue, migliorando la qualità di vita e il benessere psico-fisico;
  • Facilitare i rapporti interpersonali;
  • Coltivare la crescita e lo sviluppo della persona e determinare un cambiamento nell’individuo;
  • Aumentare la consapevolezza rispetto alle situazioni-problema individuali e collettive e migliorare la capacità di self-control;
  • Far acquisire i principi e le tecniche di approccio che utilizzano l’arte con finalità terapeutiche e rieducative.
31 Ago 2022

POST-VACATION BLUES, LA SINDROME DA RIENTRO AL LAVORO

POST-VACATION BLUES, LA SINDROME DA RIENTRO AL LAVORO

La Post-Vacation Blues, ovvero la sindrome da rientro a lavoro, è tra le tematiche attuali relative agli studi psicologici, su cui bisogna sicuramente prestare attenzione per poter fronteggiare lo stress al rientro dalle vacanze.

Spesso si tende a considerarla come una vera e propria patologia, ma è importante fare chiarezza poiché i sintomi della sindrome da rientro a lavoro fanno parte dei disturbi dell’adattamento; questi ultimi comprendono irritabilità, ansia, tensione, sbalzi d’umore, apatia, malinconia, tristezza, senso di vuoto, sensazione di spossatezza e affaticamento, difficoltà di concentrazione, mal di testa, dolori muscolari, disturbi del sonno, disturbi gastro-intestinali e depressione lieve.
Inoltre, è possibile che il rientro al lavoro venga vissuto con sentimenti di sconforto o impotenza, difficoltà di concentrazione o sensazione di perdita delle competenze.

In sostanza, la Post-Vacation Blues è caratterizzata da una condizione di malessere psicologico e fisico che si manifesta alla fine delle vacanze estive, in previsione al rientro nel contesto lavorativo/ambientale e della routine quotidiana.

Ma quante persone sono affette da questa sindrome?

Secondo l’ American Pyschological Association (2018) i benefici delle ferie sono decisamente fugaci; infatti, due persone su tre dichiarano che, rientrando al lavoro, tali benefici scompaiono nell’immediato (24%) o dopo pochi giorni (40%). Circa metà degli intervistati ha dichiarato di dover affrontare, al rientro dalle vacanze, sia il carico di lavoro accumulato, sia i problemi che si sono nel frattempo verificati.

I dati Istat dichiarano che un italiano su dieci soffrirebbe della sindrome da rientro.
Al contrario, lo psichiatra Claudio Mencacci dichiara che essa colpisce il 35% della popolazione tra i 25 e i 35 anni, quindi più di un italiano su tre.

Per prevenire i sintomi della Post-Vacation Blues, è importante attuare diversi accorgimenti al rientro dalle vacanze:

  1. Abituarsi gradualmente ai ritmi lavorativi

Concedersi un periodo di assestamento è importante prima di prendere in mano la routine quotidiana e tornare quindi alla realtà; un paio di giorni possono essere sufficienti, è inoltre importante ricominciare dagli impegni meno complessi.

  1. Resettare il ritmo sonno-veglia

Di solito in vacanza è meno regolare, è quindi importante aumentare nuovamente le ore di sonno.
Inoltre i dispositivi elettronici andrebbero allontanati almeno un’ora prima di andare a dormire in quanto molto attivanti. Leggere un libro aiuterebbe invece il cervello a rilassarsi più dolcemente.

  1. Prendersi cura dell’alimentazione

È importante bere molta acqua e ridurre il consumo di alcolici e caffeina, soprattutto se in vacanza è stato più abbondante del solito: organi quali fegato e reni possono essere appesantiti e avere bisogno di depurativi naturali per facilitare il loro corretto funzionamento.

  1. Praticare attività fisica

Sia lo sport che una semplice camminata a passo sostenuto facilitano il rilascio di endorfine in favore del buonumore.

  1. Non trascurare il piacere

Non dobbiamo limitare le attività che ci piacciono alle sole vacanze, ma è importante praticare assiduamente hobby e attività che ci gratificano, come la pianificazione di un weekend nel breve periodo o l’iscrizione a un corso di ballo o di formazione.

E per chi ha dei figli?

È risaputo che i bambini che vanno a scuola hanno di fatto vacanze molto più lunghe rispetto ad un lavoratore. Passare da mesi di giochi e divertimenti a diverse ore sui banchi può essere molto difficile e stressante, perciò è importante aiutarli a rientrare gradualmente nella routine applicando tutti questi accorgimenti.

Per concludere

Staccare la spina è un bisogno sia fisico che psicologico, fondamentale per il necessario equilibrio tra riposo e attività, responsabilità e leggerezza, dovere e piacere.
Ciascuno di noi ha i propri bisogni e le proprie tempistiche, pertanto, essere più consapevoli ci permette di scegliere il tipo di vacanza e le tempistiche di cui abbiamo bisogno, per rendere il ritorno alla routine il meno traumatico possibile.

 

20 Lug 2022

Il senso dell’Umorismo nei contesti lavorativi

Il senso dell’Umorismo nei contesti lavorativi

Gli studi scientifici dimostrano quanto l’umorismo, inteso come capacità intelligente di rappresentare la nostra realtà con ironia e arguzia, possa portare numerosi benefici alle esperienze dell’individuo, in particolare la costruzione e il mantenimento a lungo termine di relazioni sane.

Numerose ricerche hanno potuto evidenziare che esiste un forte legame tra il lavoro e l’umorismo, in quanto, quest’ultimo, mette in luce aspetti come scherzosità e giocosità sul luogo di lavoro; vediamo, qui di seguito, su cosa l’umorismo può influire in particolare:

Può un sano umorismo diminuire lo stress lavorativo ed aumentare le performance?

Spesso i lavoratori si trovano dinanzi alla classica routine, caratterizzata da attività noiose e ripetitive o giornate in cui si richiede un maggior sforzo lavorativo. Per tale ragione un umorismo sano ha la funzione di alleviare l’ambiente lavorativo e rendere quindi, il più piacevole possibile il luogo di lavoro, offrendo anche la possibilità di discutere di eventi personali in modo da ridurre fenomeni quali ansia e angoscia.

Inoltre, la soddisfazione sul lavoro diminuisce i livelli di burnout, una sindrome da rapido esaurimento emotivo data dal sovraccarico di lavoro: i “commenti divertenti”, infatti, contribuiscono ad aumentare il senso di autoefficacia tra colleghi e aumenta, di conseguenza, la gratificazione lavorativa.

L’umorismo è un prezioso strumento che agisce nelle relazioni sociali

È importante sottolineare come spesso sia difficile esprimere il proprio parere nei contesti di lavoro, spesso caratterizzati da ambiguità e incertezza; l’umorismo in ciò gioca un ruolo fondamentale in quanto è in grado di fornire una via d’uscita, esprimendo, per esempio, un dissenso verso il proprio superiore in modo umoristico e testando così la situazione.

Il sano umorismo, inoltre, ci libera dall’arroganza nel sovrastare gli altri e induce, quindi, a mostrarci più umili. Funge dunque da strumento positivo nell’equilibrare le relazioni di gruppo.

L’umorismo può quindi sviluppare la Creatività

È proprio la creatività, tramite il “pensiero innovativo-creativo”, che consente di cimentarsi nello sviluppo di nuove idee, ma anche di esprimere un pensiero divergente, ovvero “idee non piacevoli” da recepire per chi ci ascolta, senza che si senta offeso o minacciato. La creatività, inoltre, permette di assumere comportamenti meno rischiosi ma soprattutto di mettersi alla prova dinanzi a conflitti costruttivi.

La relazione tra umorismo, creatività e intelligenza

È stato dimostrato, che un utilizzo dell’umorismo più piacevole e creativo del normale presenta, di solito, un quoziente intellettivo più elevato nell’individuo. Uno degli esempi più eclatanti è proprio Albert Einstein, il quale affermò che il suo ingegno, intelligenza e creatività erano dovuti al suo senso dell’umorismo grazie al bambino interiore che continuava a risiedere in lui, guardando il mondo con curiosità, innocenza e con la capacità di ridere e sorprendersi. Infatti, molti studi neuropsicologici affermano che ridere aumenta la produzione di dopamina nel cervello, un neurotrasmettitore in grado di attivare meccanismi naturali che agevolano l’apprendimento.

Un buon leader deve possedere un buon senso dell’umorismo

Abilità, dialogo, empatia e intelligenza non sono le sole competenze che un buon leader deve avere; è importante che sviluppi, come preannunciato, una buona dose di umorismo e creatività.
Mesmer-Magnus e colleghi (2012) nei loro studi, hanno riscontrato che tutte queste abilità indicate portano a migliori prestazioni lavorative, ma soprattutto alla diminuzione notevole di licenziamenti.

Per Concludere

L’umorismo ci permette di osservare gli eventi da un altro punto di vista perché porta benefici al cuore e al cervello, riduce lo stress, rafforza il sistema immunitario e aumenta la produttività individuale e quella lavorativa. Nella promozione del benessere personale e organizzativo ci permette di diventare più flessibili e creativi.

 

 

 

 

06 Lug 2022

IL COPING E LE SUE STRATEGIE: COME CONTROLLARE LO STRESS DELLA VITA QUOTIDIANA

IL COPING E LE SUE STRATEGIE: COME CONTROLLARE LO STRESS DELLA VITA QUOTIDIANA

Come abbiamo già precedentemente visto, lo stress è uno dei fattori che più influenza la compromissione della propria vita privata e lavorativa. Esistono però delle STRATEGIE utili ad ovviare a questo problema tanto comune quanto pressante.

Fra queste, una delle più innovative è il COPING, ovvero, il modo in cui le persone cercano di gestire eventi traumatici o situazioni quotidiane stressanti. Difatti, differendo da individuo a individuo, si arriva a costituire una metodologia unica a seconda della propria persona, del proprio carattere e dei propri bisogni.

Già in molti studi si è evidenziato come il coping possa giocare un ruolo importante nel proteggere o addirittura eliminare le reazioni fisiologiche comunemente ritenute sintomo di stress (Connor-Smith e Compas, 2004).

Ma come funziona il Coping?

Non essendo una realtà univoca, le strategie di coping sono state descritte e classificate in vari modi, e questo dimostra l’effettiva molteplicità delle modalità a disposizione del soggetto. La maggior parte degli studi indica che le strategie di coping svolgono due funzioni principali:

  1. COPING FOCALIZZATO SUL PROBLEMA: ossia, il tentativo di ridurre il rischio delle conseguenze dannose che potrebbero risultare da un evento stressante. Tale tipologia di coping trova espressione in due fattori:
    • Coping Attivo
    • Pianificazione
  2. COPING FOCALIZZATO SULLE EMOZIONI: ossia, il tentativo di contenere le reazioni emozionali negative. Tale tipologia di coping trova espressione, invece, in quattro fattori:
    • Distanziamento (ad esempio, negare l’esistenza del problema o distrarsi)
    • Autocontrollo (non lasciarsi trascinare dalle proprie emozioni)
    • Assunzione di responsabilità (ritenersi più o meno responsabili della situazione)
    • Rivalutazione positiva (vedere la realtà da un punto di vista positivo)

Certamente, come evidenziato da Kobasa (1979), vi è una predisposizione che aiuterebbe nella gestione dello stress, ma questa condizione può essere anche raggiunta ­– da chi sembra non esserne già predisposto – tramite la continua ricerca e il periodico miglioramento. Tale condizione in letteratura prende il nome di “HARDINESS”, e sta appunto ad indicare l’insieme di caratteristiche di personalità che proteggono l’individuo dagli effetti dannosi dello stress e che si compone di controllo, impegno e senso di sfida della persona.

Quali sono i benefici del Coping?

Studi recenti sembrano confermare che le persone con elevato livello di hardiness vedano la propria vita con maggior positività e maggior grado di controllo (Beasley, Thompson e Davidson, 2003). Hardiness e Coping hanno in effetti mostrato un legame diretto con lo stress percepito e le malattie, in quanto alti livelli di hardiness in lavoratori sono risultati collegati a bassi livelli nello stress esperito, una riduzione dei sintomi e, addirittura in alcuni casi, miglioramento nel decorso di patologie potenzialmente fatali (Soderstrom, Dolbier, Leiferman, e Steinhardt, 2000). Inoltre, considerando il rapporto che intercorre tra coping e benessere, diversi studi (ad es. Zani e Cicognani, 1999) hanno ben evidenziato come sintomi depressivi, di ansia, alimentari e della personalità siano fortemente associati (forte correlazione negativa) con l’applicazione delle strategie di Coping per un aumento della salute psicologica e fisica.

In sintesi, la letteratura sull’argomento è concorde nel sostenere come buone strategie di coping siano positivamente associate al benessere psicofisico degli individui e negativamente associate ad alti livelli di stress e allo sviluppo di quadri psicopatologici.